GIUSEPPE MENDICINO

Il mio percorso artistico nasce dall’incontro tra teatro e musica. Mi sono formato inizialmente come musicista, studiando flauto traverso presso il Conservatorio P. I. Tchaikovsky di Nocera Terinese. Parallelamente mi sono avvicinato alle arti sceniche, studiando recitazione, canto e danza.

Ho iniziato la mia esperienza teatrale come attore e, dal 2015, mi sono progressivamente avvicinato alla regia e alla drammaturgia, riconoscendo nella costruzione complessiva dello spettacolo lo spazio più adatto alla mia ricerca artistica.

Il mio lavoro si concentra soprattutto sulla rilettura dei classici e del teatro greco attraverso un linguaggio scenico che unisce rigore testuale, espressività fisica e attenzione alla dimensione collettiva della scena. Nelle mie regie cerco di rendere visibile il significato profondo delle opere, lavorando sul corpo come veicolo primario di senso ed emozione e sul rapporto tra gesto, parola, ritmo e spazio.

Dal 2022 collaboro con KORU Teatro, inizialmente come assistente alla regia di Luca Tessieri e, successivamente, come regista. Per la compagnia ho curato le regie di Uccelli di Aristofane, Nozze di sangue di Federico García Lorca, Coefore di Eschilo, Enrico IV di Luigi Pirandello e Troiane di Euripide e, in collaborazione con Luca Tessieri, Il dio del massacro di Yasmina Reza.

Alla pratica teatrale affianco un percorso di formazione continua. Negli ultimi anni ho approfondito la recitazione, il lavoro sul verso poetico e teatrale, l’improvvisazione, la narrazione e la drammaturgia. Dal 2023 studio, inoltre, le danze popolari su tamburo, un’esperienza che ha arricchito la mia ricerca con nuove possibilità ritmiche, fisiche e simboliche e ha rafforzato il mio interesse per il corpo corale e per la dimensione rituale della scena.

Nel mio lavoro considero il teatro una pratica fondata sull’ascolto e sulla relazione. Che si tratti di dirigere un attore o di comporre un’azione collettiva, cerco una scena in cui la precisione tecnica non sia mai separata dalla verità del gesto e in cui ogni scelta formale nasca da un’intenzione autentica, per rendere visibile, sulle assi di legno del palco, il senso profondo di un testo teatrale.