EDIPO RE, di Sofocle

Tebe è sconvolta da una terribile pestilenza. Il re Edipo, che anni prima aveva salvato la città sconfiggendo la Sfinge risolvendone l’enigma, decide di scoprire l’origine di quel male. L’oracolo di Apollo rivela che sulla città grava una colpa rimasta impunita: l’assassinio del re precedente, Laio. Edipo promette di trovare il colpevole e avvia un’indagine serrata. Ma ciò che inizialmente sembra la ricerca di un assassino si trasforma, poco a poco, in qualcosa di molto più inquietante e più Edipo si avvicina alla verità, più le sue certezze sembrano vacillare. Egli si ritrova così progressivamente coinvolto nell’enigma che sta cercando di risolvere. E la domanda da cui tutto ha avuto inizio, «Chi ha ucciso Laio?», finisce per nasconderne un’altra, ancora più inquietante: «Chi è veramente Edipo?».
Edipo Re è forse la tragedia che più radicalmente interroga il rapporto tra conoscenza e identità, libertà e destino, verità e responsabilità. Al centro dell’opera sofoclea si trova un uomo che vuole conoscere e che, proprio a causa di questa ostinata sete di conoscenza, si ritroverà di fronte alla scoperta più terribile.
La messa in scena nasce dal desiderio di restituire agli spettatori la forza dell’originale sofocleo, con tutti i suoi nuclei tematici e la progressione quasi investigativa con cui Sofocle conduce Edipo e il pubblico verso la verità. La regia sceglie, tuttavia, un immaginario visivo oscuro, inquieto e contemporaneo. Lo spazio scenico diventa il luogo di una progressiva discesa nell’ignoto: più Edipo crede di avvicinarsi alla soluzione dell’enigma, più sembra entrare in una realtà dominata da forze che non può comprendere né controllare. Elemento centrale dell’interpretazione registica, infatti, è la presenza di figure demoniache legate alla Sfinge, creatura dell’enigma per eccellenza. Le figure della Sfinge attraversano allora lo spettacolo come presenze oscure e invisibili agli uomini: incarnazioni di un destino che accompagna Edipo fin dall’inizio e sembra precedere ogni sua scelta. Sono presenze sceniche che rendono visibile ciò che nel testo sofocleo rimane invisibile: la rete di eventi, profezie e decisioni attraverso cui il protagonista procede inconsapevolmente verso la propria rovina. In questa ostinazione risiede forse una delle domande fondamentali della tragedia: conoscere la verità è sempre un bene, anche quando quella stessa verità può distruggerci?
A più di duemila anni dalla sua prima rappresentazione, l’Edipo Re continua a porre domande che appartengono anche al presente: Quanto conosciamo veramente noi stessi? Esiste un destino? Siamo responsabili anche delle conseguenze involontarie delle nostre azioni? La tragedia di Sofocle non offre risposte semplici. Costringe invece lo spettatore a confrontarsi con queste domande attraverso il protagonista.
Regia e traduzione di Giuseppe Mendicino
Con Giulia Alei, Vezio Bianchi, Francesco Borsacchi, Agata Colesanti, Domenica Convertino, Giovanni Costamagna, Julia Favaro, Federico Librino, Serena Lo Giudice, Giulia Lucchesi, Fabio Tommaso Martini, Bianca Mazzei, Natalia Menconi, Lucia Papalini, Linda Petroni, Aurora Poli, Arianna Ricciardi, Lorenzo Riccitelli, Giulia Maria Ruggirello, Vincenzo Sacco, Chiara Santini, Luca Simonetti, Diletta Solinas, Marta Spagnoli
Assistenza alla Regia: Lorella Lorenzin
DOVE: Teatro Sant’Andrea di Pisa, via del Cuore.
QUANDO: 27-28 novembre 2026 h.21:15, 29 novembre 2026 h.17:00
DURATA: circa 1 ora e 15 minuti
BIGLIETTI: Intero €12, Ridotto studenti e over 65 €10, Ridotto soci Koru APS e “Amici di Koru” €8
